Archivio mensile:marzo 2013

Umuntu ngumuntu ngabantu

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Guardate questa foto. Tredici bambini seduti in cerchio che mangiano da un solo piatto. Sono molte le riflessioni che si possono fare, ma c’è qualcosa di stupefacente che supera ogni altra considerazione. Pur essendo sicuramente affamati, nessuno di loro si lancia sul piatto o prende una quantità di cibo superiore agli altri. I nostri figli (ci metto anche i miei, ovviamente) ben nutriti, seduti comodamente a tavola, farebbero a gara ad accaparrarsi la parte più grossa di cibo. Questa filosofia di vita, sviluppata in quelle tribù che per noi rappresentano una civiltà primitiva ed arretrata, si chiama “Ubuntu”. In particolare, la frase: “Umuntu ngumuntu ngabantu” (“io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo”) ci fa capire che noi possiamo anche essere “tecnologicamente avanzati”, ma il nostro grado di civiltà non è certo superiore al loro. Anzi, a volte mi sembra che ci stiamo avvicinando al medioevo. Invece di andare avanti, torniamo indietro.

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Le dolcezze del Natale

Ieri sera, passando davanti ad un bellissimo e nuovissimo atelier di abiti da sposa, mi è venuto in mente il piccolo negozio che c’era al suo posto, nei lontani anni ’70.

Io dovevo avere più o meno 8-9 anni, quando andavo con mio padre a fare la spesa di Natale. Andavamo in macchina in questo piccolo negozio che vendeva al dettaglio con prezzi dell’ingrosso e compravamo il panettone, il torrone, spumante, fichi secchi e datteri, frutta secca e basta. Tutta la spesa entrava in un paio di sacchetti di plastica. Non si comperava altro, quella era la scorta per Natale e per Capodanno. Io aiutavo mio padre a caricare il tutto, senza chiedere niente. Ero già consapevole che la somma da spendere era fissa e non prevedeva extra.

Tutto sommato eravamo una famiglia benestante. Non tutti potevano permettersi di comprare tutta quella roba. Quel piccolo negozio per me era il paese della cuccagna, perché era pieno di leccornie che si mangiavano una sola volta l’anno. Ed era una delle poche cose che facevamo insieme io e mio padre.

Questi figli, strani e straniti

“Non fai mai abbastanza per questi figli…” sono le parole del brano “Figli” del musical Pinocchio, scritto dai Pooh. Mai come questa volta, una canzone rispecchia la realtà, quello che succede tutti i giorni nella maggior parte delle famiglie. Non voglio iniziare una lamentela sui giovani d’oggi bla bla… che non sono mai contenti bla bla… ma semplicemente constatare un dato di fatto, e cioè che i nostri padri, che facevano molto poco per i figli, a volte sembrano degli eroi ai nostri occhi. Noi siamo continuamente impegnati ad assisterli nei compiti, accompagnarli nelle varie palestre, piscine, piste da ballo e quant’altro, ma alla fine non sembra mai abbastanza. Ma cosa possiamo fare? la vita è la loro, non possiamo mica spianare continuamente la strada davanti a loro. Crescerebbero pensando che i problemi e le difficoltà non esistono, cadendo al primo ostacolo. Allora lasciamoli camminare da soli, che qualche volta affrontino le difficoltà senza il nostro aiuto. E che è? adesso basta, fate anche qualche passo da soli, altrimenti non riuscirete mai a camminare. La rondine, dopo che ha nutrito i suoi piccoli per qualche settimana, li butta giù dal nido, per insegnare loro a volare. Certo che non possiamo fare altrettanto, buttandoli dal quinto piano, ma buttarli giù dal letto, dal divano, dalla playstation questo si, possiamo e dobbiamo farlo, perché anche noi abbiamo bisogno di un pò di tempo per fare altro. Tanto comunque non fai mai abbastanza per questi figli.

Benvenuto Francesco

I temi irrisolti, di questi tempi, sono numerosi e molto complessi: fecondazione assistita, unioni civili, famiglie allargate e via così. Fino ad ora la Chiesa è stata sulle posizioni tradizionali, senza indietreggiare di un passo. Purtroppo queste problematiche non esistevano al tempo di Gesù e quindi non possiamo sapere in modo diretto cosa ne avrebbe pensato, come le avrebbe affrontate. Per non sbagliare si rischia di rimanere fermi al palo, di restare in una condizione di “non decisione” per anni e anni, mentre tutto il resto del mondo va avanti e altre questioni vanno ad aggiungersi. Il nuovo Papa dovrà affrontare tutti questi problemi e non sarà facile.

Benvenuto Francesco.

Chi fa del male ad una donna è un meschino

Fin da bambino mi è stato insegnato dai miei genitori che la donna non si tocca nemmeno con un fiore. Sono cresciuto e diventato adulto con la convinzione che l’uomo ha il dovere di difendere gli esseri più deboli, soprattutto donne e bambini. Il maschio, per diventare “maschio-uomo” e non “maschio-bestia”, deve rispettare questa legge scritta nella sua coscienza. Non parlo del cavaliere senza macchia e senza paura delle saghe medievali, ma semplicemente di una persona che usa la propria forza (fisica e mentale) per proteggere la sua compagna, fidanzata, moglie e per guidare e proteggere i propri figli e tutti i più piccoli. Chi fa del male ad una donna, o ad un bambino, è un essere meschino e ripugnante, che farebbe bene a nascondersi nel buco più profondo della terra, per non uscirne mai più.

Canzone per un’amica

Lunga e diritta correva la strada, l’auto veloce correva, la dolce estate era già cominciata vicino lui sorrideva, vicino lui sorrideva…

Il pensiero di stasera è per un’amica che non c’è più. Un’amica con la quale ho condiviso pochi momenti della mia vita di adolescente, ma quei momenti restano indimenticabili e fissi nella mia memoria. Mi ricordo il suo sorriso e il suo sguardo dolce che rivedo ancora adesso nei miei pensieri. Negli anni seguenti non abbiamo avuto più contatti, Sapevo che era sposata con un mio amico carissimo, con il quale per motivi di lavoro non ci eravamo più rivisti… e poi a freddo la notizia della sua malattia… e della sua scomparsa. Non ho avuto il coraggio di andare al funerale, chissà forse tra qualche anno vorrò vedere dove è sepolta, ma per ora no.

Non lo sapevi che c’era la morte, quando si è giovani è strano, poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano, venga e ci prenda per mano…

Quando siamo giovani sembra che la morte non ci appartenga, che sia un evento lontanissimo o che riguarda altri. Ma siamo tutti sotto lo stesso cielo. La cosa peggiore è veder scomparire persone più giovani di noi. Ma la vita comprende anche la morte, naturalmente.

Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi…

Si, voglio ricordarti com’eri, il tuo sorriso sincero, il tuo sguardo dolce, i tuoi occhi luminosi nei tuoi 13 anni. Addio Marinella, ti ricorderò sempre con affetto, come un fratello più grande che ha perso la sua sorellina.

(Le citazioni sono da “Canzone per un’amica” di Francesco Guccini)

Un altro giorno è passato

Un altro giorno finalmente è passato, un giorno che ha messo a dura prova la mia capacità di mettere pace tra due o più persone. Sprecare energie litigando è una cosa che ritengo del tutto illogica. Probabilmente sarà l’influenza di “Star Trek”, ma alle volte mi immagino come Spock a pensare cosa sia logico fare e cosa no. I sentimenti e le passioni umane qualche volta sono di impedimento al raggiungimento di uno scopo. Se ho imparato qualcosa oggi? non lo so, ma ho capito che nei rapporti umani è necessario anche solo esserci, anche senza fare niente di particolare. Il solo pensiero di non essere soli è già un antidoto alla tristezza. Buonanotte a tutti.